Dott.sa Angela Barchielli - Psicologa

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PSICOLOGIA DELL’ETA’ EVOLUTIVA

 

DIFFICOLTA’ DI LETTURA

 

Le difficoltà di lettura e dell’apprendimento in generale sono assai più frequenti di quanto non si creda comunemente; esse possono essere ben risolte con apposite tecniche psico-educative, che, se applicate regolarmente, favoriscono il recupero degli aspetti lacunosi presenti nel bambino  ed anche di un sufficiente grado di autostima, che possa permettere una crescita serena e armoniosa.

Le difficoltà di lettura. 

Il disturbo più  frequentemente accusato è quello di dislessia (altrimenti detto “disturbo specifico di lettura”); va detto però che la vera “dislessia” è abbastanza rara; nella maggior parte dei casi i bambini presentano in realtà delle “difficoltà di lettura”.

Il processo di lettura consiste in un insieme di operazioni e processi mentali che ci permettono il passaggio da una sequenza di segni grafici al significato che tali segni hanno. La capacità di lettura è perciò dovuta ad un apprendimento complesso, nel quale entrano in gioco abilità in parte indipendenti o semi-indipendenti: analisi visiva, lavoro sequenziale da sinistra a destra, discriminazione e memoria visiva, discriminazione e memoria uditiva, memoria sequenziale e percezione dell’ordine temporale, sintesi uditiva, corrispondenza grafema-fonema, sintesi visiva e coordinazione visuo-motoria (Cornoldi, 1983). E’ dunque ovvio che il complesso meccanismo si può inceppare a vari livelli. Se vengono escluse cause neurologiche o di cattivo funzionamento sensoriale, che eventualmente devono essere risolte innanzitutto in sede medica, si dovrà verificare se alla base del disagio del bambino stiano una o più delle seguenti difficoltà: - difficoltà di orientamento spazio-temporale; inadeguata lateralizzazione; difficoltà ritmico-respiratoria; cattivo funzionamento mnestico; difficoltà a distinguere – segmentare i suoni che compongono le parole.

In tutti questi casi è possibile intervenire con altissime probabilità di successo attraverso tecniche che vedono riuniti armoniosamente i principi della psicomotricità funzionale per il recupero dei concetti di corpo-spazio-tempo; tecniche di impostazione cognitiva per rinforzare gli apprendimenti acquisiti; tecniche di rilassamento e narrazione di apposite favole per il recupero dell’autostima ed il rinforzo della fiducia in sé.

Il corpo negli apprendimenti.

Ogni apprendimento passa attraverso il corpo: la prima volta che impariamo il concetto di distanza non è misurandola su un foglio di carta, ma allungando la mano verso il volto della mamma che ci tiene in braccio; quando lei ci culla, incontriamo il senso del ritmo; e così via. Da qui la convinzione che il recupero delle inadeguatezze del bambino debba passare anche attraverso il corpo. Tecniche psico-educative sintonizzate sui principi fondamentali della psicomotricità  funzionale possono garantire esperienze motorie e corporee che aiutino il bambino ad acquisire orientamento spazio-temporale, controllo del tono corporeo, coordinamento, senso del ritmo e, soprattutto, un’immagine positiva di Sé, attraverso la forma privilegiata di attività: il gioco.

L’approccio cognitivista alle difficoltà di lettura.

Un importante contributo al recupero delle difficoltà di lettura può venirci dalle tecniche di impostazione cognitivista; una volta analizzato momento per momento il processo di decifrazione e cifratura, la proposta riabilitativa consiste nello stimolare la memoria di transcodifica segno-suono su chunks (stringhe) sempre più estese, passando dal grafema, alla sillaba, alla parola, alla frase.

L’autostima.

L’autostima è direttamente collegata al bisogno di una valutazione positiva di sé da parte degli altri. Il bambino è portato ad accettare i giudizi degli adulti significativi, in particolare e soprattuttto i genitori, e ad assumerli come propri. Da adulto tenderà a ricercare o riprodurre situazioni che lo portino ad acquisire valutazioni analoghe e quelle fornitegli dai genitori. Diventa fondamentale quindi che il bambino non sia colpevolizzato né stigmatizzato da parte dei genitori – né degli insegnanti – per via delle sue difficoltà; sarà necessario aiutarlo tempestivamente, affinchè l’etichetta di “asino” che può essergli affibbiata dagli altri (a volte dai compagni di scuola) non debba incidersi durevolmente nel vissuto del bambino, e condizionare negativamente le sue possibilità di successo, la sua autostima ed il suo senso di identità; nei casi estremi, in futuro potrebbe aversi l’abbandono scolastico.  L’intervento però va affrontato dagli adulti con grande serenità: sono rari i bambini per i quali il trattamento non produce miglioramento negli apprendimenti.

E’ perciò importante affrontare le lacune del bambino quanto prima possibile: non abbiano perciò paura i genitori e gli insegnanti a chiedere l’aiuto degli opportuni professionisti, perché quanto più l’intervento sarà precoce, tanto più breve si rivelerà il percorso necessario per garantire al bambino gli strumenti necessari ad affrontare con serenità la scuola dell’obbligo e, se vogliamo, la vita.

Il counseling ai genitori.

Generalmente si ritiene opportuno affiancare all’intervento col bambino  anche dei colloqui saltuari con la coppia genitoriale, per capire come essi accolgano le difficoltà del figlio e per fare insieme allo specialista una riflessione mirata  ad aiutare il bambino a superare le difficoltà e ritrovare la necessaria fiducia in sé.

 

 

Questo sito vuole offrire un contributo di conoscenze di alcune appassionanti tematiche relative al mondo della psicologia.

Chiunque desideri chiedere o aggiunger altro, puo' scrivere a: angela@barchielli.it.