Dott.sa Angela Barchielli - Psicologa

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Il bullismo

 

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PSICOLOGIA DELL’ETA’ EVOLUTIVA

 

IL BULLISMO, un problema da prima pagina.

 

Negli ultimi tempi abbiamo spesso letto sui quotidiani di certi tristi episodi di bullismo che si consumano nelle scuole medie, e che assumono tratti tanto gravi da giustificare uno spazio in prima pagina. Il termine bullismo, che deriva dall’inglese bullying, è nato per indicare il fenomeno della prepotenza fra pari all’interno di un gruppo, ma oggi ha assunto un significato più ampio, riferendosi sia al gruppo che all’individuo. Gli eventi che destano più scalpore sono quelli determinati da violenza diretta (fisica, determinata da calci, pugni, furti,  o verbale, attraverso le minacce), ma va ricordato che il bullismo può esplicarsi anche in forma indiretta (con l’esclusione di un individuo dal gruppo dei pari, oppure attraverso la diffusione di calunnie sull’elemento più debole). Mentre fenomeni di bullismo sono stati riscontrati già fra allievi delle scuole elementari (a Firenze il 45,9% degli allievi delle elementari a cui è stato somministrato un questionario di indagine ha dichiarato di aver subito violenza del tipo del bullismo), è nell’adolescenza e nell’età adulta che esso si configura come condotta più pericolosa.

Per poter effettuare un intervento efficace l’ideale sarebbe agire ad ogni livello delle relazioni sociali (individuo, diade, gruppo, sistema culturale) attraverso progetti specifici.

I progetti e gli interventi dovranno considerare che l’oggetto di attenzione  non è solo il bullo, ma anche la vittima, e mentre il primo dovrà essere aiutato a trovare  un’etica di valori diversa, il secondo avrà necessità di stimoli per una maggiore assertività. L’intervento per prevenire questo tipo di problematica può iniziare già a livello di scuola materna, con l’educazione dei bimbi all’intelligenza prosociale: per farlo è necessario fornire agli insegnanti ed ai genitori gli strumenti necessari per “allenare” i bambini a comprendere i desideri, i problemi ed il punto di vista degli altri.

IL BULLO

Il bullo aggressivo: sicuro di sé, spavaldo e duro, è quello che noi tutti siamo in grado di riconoscere di primo acchito. Può essere molto popolare nel gruppo dei pari ; si prende quello che vuole, è un elemento difficile da gestire per insegnanti e adulti, dal momento che si sottomette con fatica all’autorità. Può essere coinvolto in furti e atti vandalici.

Cosa fare con lui?

Deve imparare a controllare la propria aggressività, a riconoscere e valutare i sentimenti ed i bisogni degli altri.

Dal punto di vista educativo, gli devono essere imposte regole precise alle quali dovrà obbedire senza eccezioni. Allo stesso modo, dovrà essere sempre lodato ogni comportamento positivo.

Il bullo ansioso: ha poca stima di sé, è ansioso  ed emotivamente instabile. Questo tipo di bullo è spesso contemporaneamente anche vittima di qualcun altro. Non è molto popolare, va male a scuola. E’ il senso di fallimento che lo spinge al bullismo.

Per aiutarlo, bisogna soprattutto aiutarlo a vedersi sotto un’altra luce. Può aver bisogno dell’aiuto di esperti per superare le sensazioni di inadeguatezza e fallimento.

Il bullo passivo: e’ un gregario. Non vuole necessariamente prevaricare qualcun altro, ma vuole far parte del gruppo. E’ disposto a fare cose che sa non essere corrette sia per farsi accettare dagli altri, che perché non si considera realmente responsabile delle stesse (è il “gruppo” che le fa, non lui). Questo tipo di bullo ha fatto la storia delle azioni più vergognose commesse dall’uomo e registrate dalla cronaca nera.

Poiché non ha realmente bisogno di prevaricare, può abbandonare questo tipo di atteggiamento se gli svantaggi superano i vantaggi, perciò il comportamento da bullo deve essere punito sempre con provvedimenti forti e coerenti. E’ importante anche fargli comprendere che è responsabile personalmente di ciò che fa, a

anche se lo fa in compagnia di altri.

LA VITTIMA

La vittima passiva: ansioso, con scarsa autostima, incapace di difendersi, crolla facilmente di fronte allo scherno, alle minacce, all’aggressione.

La vittima che provoca: ha un comportamento sopra le righe, perciò attira su di sé il bullismo. E’ irascibile, crea situazioni conflittuali. Reagisce agli insulti ed al bullismo. Ci dobbiamo sempre ricordare che questo ragazzo è, comunque, una vittima; non si pensi  che "dopotutto se l’è andata cercando”… 

FATTORI DI RISCHIO

Esistono situazioni in cui è più probabile che si diventi autori o vittime di bullismo. Qui sotto sono brevemente elencati alcuni elementi che possono aiutare il lettore a riflettere per capire meglio come evitare che il proprio figlio /allievo sia coinvolto in atti di bullismo.

Scarsa immagine di sé: sentirsi bene con se stessi e sicuri di sé è un processo non semplice, che ha inizio in famiglia. Tutti i bambini devono essere lodati quando si comportano bene (e rimproverati in caso contrario). Per alcuni adulti (genitori o insegnanti) questo può essere molto difficile, specie se si  sono sentiti sviliti essi stessi da piccoli. Chi non sta bene con se stesso, può, in seguito a particolari condizioni ambientali, diventare un bullo; chi non è sicuro di sé può diventarne vittima.

Bullismo a casa: i genitori si offrono costantemente come modello per i propri figli.  Facciano allora attenzione a non prevaricare la linea che passa tra la fermezza (inevitabile ingrediente dell’educazione di un bimbo) ed il bullismo. L’adulto prepotente con il suo comportamento inciterà il bambino a fare come lui; il genitore violento più facilmente crescerà un figlio violento a sua volta.

Il bambino “diverso”: il bambino diverso è una vittima predestinata del bullo. Gli insulti razziali sono piuttosto comuni. Il bullismo razziale non si limita alle scuole, e ogni bambino che rappresenti una minoranza razziale in un gruppo o in un territorio può esserne vittima. In una scuola dove esista il fenomeno del bullismo il ragazzo di razza diversa è una facile vittima predestinata.

I bambini svantaggiati e disabili sono facili vittime, se la scuola non è attenta; va detto però che sono molte le scuole che considerano attentamente i problemi relativi a questi casi. Altra questione è quella del bambino con bisogni speciali non riconosciuti:  se egli si sforza di competere a scuola con gli altri, la frustrazione e l’infelicità lo possono spingere a comportarsi male a scuola e a casa.

 

 

Questo sito vuole offrire un contributo di conoscenze di alcune appassionanti tematiche relative al mondo della psicologia.

Chiunque desideri chiedere o aggiunger altro, puo' scrivere a: angela@barchielli.it.